María è il primo mini album di Hwasa, ma è soprattutto un’autopsia emotiva fatta in prima persona: un disco che prende il suo nome di battesimo, lo incide sulla pelle (letteralmente, col tatuaggio “Maria”) e lo usa come cornice per parlare di odio, fede, solitudine e amore per sé stessa.
Pubblicato il 29 giugno 2020, l’EP arriva dopo il successo clamoroso di “Twit” (멍청이), singolo digitale del 2019 che ha conquistato la vetta delle classifiche coreane e ha preparato il terreno per la sua affermazione come solista. Con María, però, Hwasa fa un passo in più: non è solo “l’idol che spacca”, ma una cantautrice che mette in gioco la propria psiche davanti al pubblico.
Lei stessa ha detto che questo album è “come un diario che contiene le emozioni che provava a 24 anni” e, in un’altra intervista, ha aggiunto:
“Non credo di aver mai lavorato così con passione a qualcosa. L’ho amato così tanto che faceva male. Per questo penso che questo album resterà nella mia memoria per molto tempo.”
E si sente.
Vita, morte e battesimo: il concept di María
Il titolo non è casuale: María è il nome di battesimo cattolico di Hwasa, inciso anche come tatuaggio. L’EP prende questo nome per segnare una sorta di battesimo al contrario: non quello “puro” della bambina in chiesa, ma quello dell’adulta ferita, che prova a rinascere in mezzo al fango dell’odio.
I teaser sono divisi in due versioni, “vita” e “morte” (in italiano): prima il teaser morte, poi tre giorni dopo vita – un richiamo chiarissimo al riferimento cristiano alla morte e resurrezione di Gesù dopo tre giorni. In mezzo a questi simboli religiosi, Maria non è una santa: è una donna che sta cercando di non perdere sé stessa.
L’intero EP è costruito come:
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un dialogo fra Hwasa personaggio pubblico e Ahn Hye-jin persona reale
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una lotta fra il bisogno di essere amata e il rifiuto di piegarsi agli standard degli altri
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un tentativo di trasformare l’odio ricevuto in un messaggio di conforto “per tutte le Maria del mondo”
La critica coreana di Idolology ha letto il disco proprio così: un rischioso tira e molla fra la celebrità e l’essere umano, una specie di braccio di ferro tra la Hwasa idol “perfetta come un diamante” e Ahn Hye-jin che si chiede se davvero l’unica strada possibile nella vita sia la famosa kkotgil, la “strada di fiori”.
Un successo che pesa: numeri, premi e risonanza globale
Nonostante il tono intimo e doloroso, María è stato anche un vero successo commerciale.
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L’EP ha venduto circa 50.000 copie, pur costando più della media (22.000 won, circa 5.000 in più del prezzo standard) ed è entrato tra gli album femminili solisti con migliori vendite iniziali in Corea.
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Ha debutatto al #5 nella Gaon Album Chart settimanale, alla #18 nella classifica mensile di giugno, e ha raggiunto la #7 nella Billboard World Albums e la #81 nella Top Current Albums Sales.
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“María” (il singolo) ha debuttato alla #3 nella Gaon Digital Chart, ha poi raggiunto la #2 e ha ottenuto certificazione platino per oltre 100 milioni di stream.
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All’estero il brano è esploso in particolare in Cina, dominando varie classifiche su QQ Music e Weibo, accumulando centinaia di milioni di view e diventando virale su TikTok con il #MariaChallenge, superando di gran lunga il miliardo di visualizzazioni dei video collegati.
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Il videoclip ha superato i 300 milioni di visualizzazioni complessive, risultando l’unico MV di una solista K-pop del 2020 a oltrepassare quella soglia.
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“María” è stata scelta da Time tra le migliori canzoni K-pop del 2020 e “Maria” (il disco) è entrato tra album e brani dell’anno per diversi media specializzati, fra cui Idolology.
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In Corea, secondo un sondaggio Gallup, “María” è risultata 3ª canzone dell’anno per il pubblico sotto i 30 anni.
Anche la critica internazionale si è accorta dell’impatto:
Teen Vogue ha scritto che María “riflette candidamente l’intensità dei riflettori e serve a risvegliarla per non perdere sé stessa”, mentre Rolling Stone India ha sottolineato come il brano incoraggi a non arrendersi di fronte alle critiche e a continuare a combattere.
Nessun fiore senza fango: il cuore tematico dell’EP
Tutta la narrativa di María ruota attorno a un’idea:
la vita non è solo “strada di fiori” – e va bene così.
Nel commento critico coreano si legge che Hwasa corregge la postura e canta: “sono già bella, non ho bisogno di essere un diamante senza difetti”. Il disco diventa così:
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una risposta alla violenza dello sguardo pubblico
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un modo per riconoscere le proprie ferite senza farsi definire da esse
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un promemoria per sé stessa: “un giorno, quando sarò di nuovo stanca e allo stremo, questo album mi aiuterà a rialzarmi”
Dall’Intro: Nobody Else fino a “LMM”, il percorso è coerente: niente rumoroso glamour da celebrity, ma il tentativo costante di mostrare il vero interno di Ahn Hye-jin.
“Intro: Nobody Else” – parlare a sé stessa al buio
L’EP si apre con “Intro: Nobody Else”, una traccia breve ma fondamentale. Su piano morbido e synth soffici, Hwasa recita parole profonde su quel sorriso che nessuno vede, su una Maria che ha dimenticato come si fa a ridere.
È, letteralmente, un monologo in una stanza vuota:
il “nessun altro” del titolo è da intendersi in due sensi:
Molti hanno letto il brano come un messaggio rivolto a una Hwasa più giovane, o a tutte le ragazze che si sentono schiacciate dagli standard. Lei stessa ha ammesso di avere faticato a costruirsi un’autostima in mezzo a body-shaming e critiche feroci, e Nobody Else è la risposta a tutto questo: meglio imparare ad amarsi da soli, piuttosto che vivere in attesa dell’approvazione degli altri.
Nel commento coreano spunta anche l’immagine del tradimento: l’idea di “venire pugnalati alle spalle” richiama direttamente le allusioni alla crocifissione e alla figura di Gesù, specialmente se collegata alle scene del video di “María” dove Hwasa giace da sola in una bara circondata da sedie vuote. Qualcuno l’ha tradita, nessuno è rimasto.
“María” – l’inno tossico alla sopravvivenza
“María” è il cuore pulsante dell’EP. Musicalmente è una dance track che mescola trap, synth e una sezione di Latin pop nel bridge, che poi si apre in un improviso momento quasi orchestrale, con archi da ballad. È scritta in La minore a 129 BPM: un tempo da club, ma il testo è tutt’altro che leggero.
Le liriche parlano del prezzo della fama:
“I’m so lonely / I swallowed my hatred / I don’t even have the strength to be angry / I don’t have time.”
Hwasa descrive la fatica di dover reprimere emozioni, farsi carico di aspettative e di odio gratuito, e allo stesso tempo farsi forza:
“Why do you keep struggling? / You are already beautiful…
Cambierò il modo in cui cammino / Trasformerò la crisi in opportunità / Se vuoi davvero vedermi piangere / avrai le lacrime negli occhi tu.”
È una canzone contro gli hater, ma ancora di più contro l’idea che si debba vivere per compiacerli.
“Maria, Maria”: nome, gioco di parole e messaggio
Il ritornello gioca su un doppio senso geniale.
“Maria” è il suo nome di battesimo, ma in coreano la pronuncia richiama 말이야 (mariya), che suona come “sto parlando a te” / “queste parole sono per te”.
Quindi “Maria, Maria” significa allo stesso tempo:
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sto parlando a Maria (se stessa),
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e “Maria dice”: queste sono le parole che Maria ha da dire al mondo e a sé stessa.
Hwasa lo ha spiegato così: il messaggio è per tutte le Maria del mondo – per chiunque si sia sentito inchiodato dal giudizio degli altri.
“No frame, no fake”: spezzare la cornice
Le sue barre preferite, quelle che lei stessa definisce il killing point, sono:
“No frame, no fake
My head hurts (ayy)
The sky is the color of the sky, life is obvious (ayy)”
“Frame” è la cornice, lo standard. In Corea – soprattutto nel mondo idol – esiste un modello rigido di bellezza e comportamento. Hwasa, che si è sentita dire in audizione: “canti bene ma sei grassa e non sei bella”, ha risposto:
“Se non rientro nello standard di bellezza di questa generazione, allora diventerò io uno standard diverso.”
“No frame, no fake” è esattamente questo: rifiutare la cornice.
La frase sul cielo “colore del cielo” è una critica pungente a chi vive dentro quella cornice, convinto che esista una sola versione possibile di tutto, quando in realtà il cielo (e la vita) cambia colore continuamente.
“Ho l’indigestione di insulti”: gli idiomi coreani nel video
Uno degli aspetti più belli è come Hwasa usa modi di dire coreani trasformandoli in immagini fortissime.
Nel video la vediamo seduta a capotavola con un cervello su un piatto, pillole e oggetti disturbanti al posto del cibo. Lei parla di avere lo stomaco in subbuglio per tutte le critiche che riceve.
In coreano esiste l’espressione “욕을 먹다” – letteralmente: mangiare insulti.
Per questo la tavola è piena di “cibo” fatto di odio e problemi di salute mentale. Più tardi lei spinge ancora oltre e offre il proprio cuore su un piatto mentre si chiede: “se mi distruggono, a loro cosa porta? Gli dà da mangiare?”
Qui entra un’altra espressione:
“하면 밥이 나오냐 떡이 나오냐” – “se fai questo o quello, ti esce il riso? Ti escono le tteok?” (cioè, ti porta davvero qualcosa?).
È un modo sarcastico per chiedere: vi nutre davvero distruggermi? Se sì, prendete pure anche il mio cuore.
Il video di “María”: trash, funerale e omaggio a Malèna
Diretto da Beomjin (VM Project Architecture), il MV è una delle cose più dense di simboli della sua carriera.
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All’inizio Hwasa spara contro sacchi dell’immondizia: è un attacco diretto alla stampa trash e a chi tratta le persone come rifiuti, interessandosi solo allo scandalo.
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La vediamo morta in una vasca piena di petali, con un cordone della polizia e flash dei fotografi: la tragedia diventa spettacolo.
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Al funerale le sedie sono occupate solo da inviti lasciati lì, tutte girate di spalle: nessuno è davvero venuto a piangere, tutti hanno già voltato pagina.
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In un’altra scena è in camicia di forza in un ospedale psichiatrico, circondata da decine di matite puntate contro di lei: sono gli articoli, i commenti, le parole usate come armi per spingere qualcuno alla follia.
Il video rende anche omaggio al film italiano Malèna:
la scena dei mille accendini, quella del taglio di capelli, il modo in cui lo sguardo collettivo distrugge una donna. In alcune inquadrature il rosso che si accende quando la gente indica il fuoco è stato definito “indimenticabile” dai commenti coreani.
Challenge, Cina, T1 e status di classico
“María” non è solo un successo discografico, è diventata quasi un ecosistema:
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È stata al centro del Maria Challenge su TikTok (e della sua variante ironica “I mean challenge”), con idol e celebrità che la ballavano o si trasformavano.
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È stata usata come BGM da Atlético Madrid e perfino dalla CCTV cinese in un servizio ufficiale: cosa rarissima per un brano pop coreano.
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In Cina ha raggiunto traguardi come:
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1° posto in 5 classifiche di QQ Music
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miliardi di visualizzazioni complessive tra clip, hashtag e challenge
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certificazione gold su QQ, terza di sempre per una solista straniera.
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Ha vinto il triplo crown a Inkigayo senza che Hwasa fosse fisicamente in studio.
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È stata riconosciuta da YouTube Music come una delle migliori coreografie dance di sempre.
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È stata usata come canzone di tifo ufficiale per Keria, supporter del team T1 di League of Legends.
Tutto questo mentre Hwasa promuoveva il brano con una sola settimana di attività live a causa di un infortunio alla schiena, in piena era COVID, con fan-sign solo via videochiamata. La longevità del pezzo è tale che, tre mesi dopo l’uscita, Show! Music Core la candidava ancora al primo posto.
Gli altri brani di María: sei modi diversi di guardarsi allo specchio
“Kidding” – quando la felicità crolla in un attimo
Prodotta da Zico, con la partecipazione di Kim Eana ai testi, “Kidding” gioca su una melodia R&B giocosa con un tocco anni ’90. Dietro l’aria leggera, però, c’è un tradimento.
La canzone racconta il momento esatto in cui ti accorgi che nel tuo partner c’è “un altro amore”. Non c’è una grande rivelazione drammatica: è proprio la sua ovvietà a renderlo straziante.
La frase chiave è: “Are you kidding me right now?” – detta non con isteria, ma con quel tono gelido di chi ha capito troppo bene cosa sta succedendo.
I critici hanno sottolineato come in “Kidding” la voce di Hwasa attraversi registri trendy e soul, quasi indifferente sopra l’hi-hat, come se la ragione si spegnesse mentre lei osserva la scena.
“Why” – la domanda che arriva troppo tardi
“Why” è una ballad contemporanea con base trap e synth, dinamica, che parla di un amore non corrisposto.
Qui Hwasa si mette dalla parte di chi continua ad amare anche quando è evidente che l’altro se n’è già andato:
“Perché per te l’amore è così facile, mentre per me è così difficile?”
Non riesce a fermarsi, si sente un’idiota, eppure ormai è troppo tardi per tornare indietro. La domanda “Why don’t you love me?” rimane sospesa, sapendo già che non avrà risposta.
“I’m Bad Too” (feat. DPR LIVE) – consolazione senza frasi fatte
Con DPR LIVE Hwasa costruisce un brano R&B con influenze latine, nato – parole sue – pensando alla loro amicizia reale. Il messaggio è volutamente anti-motivazionale: non prova a dire “andrà tutto bene”, ma:
“Non sono migliore di te. Anch’io sono in questo fango. Anch’io sono ‘bad’.”
Il testo parte da una domanda implicita: quanto consolo davvero quando dico frasi tipo “forza” o “andrà tutto bene”?
A volte è più efficace dire: “non sei solo, io sono incasinata quanto te”.
Il brano ribalta anche il cliché della flower road (la strada di fiori): la vita non può essere solo quella – e se non lo è, non è la fine del mondo.
“LMM” – Lost My Mind, ma i fiori sbocciano sotto la pioggia
“LMM” (acronimo di Lost My Mind) è il centro emotivo dell’album. È una ballata orchestrale, con piano e violino, che parla di quel momento in cui ti sembra di essere rimasta completamente sola nel buio.
Il testo suggerisce due movimenti:
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ti senti fermo, bloccato nell’ansia,
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ma, senza quasi accorgertene, diventi un po’ più solido ogni giorno.
La frase chiave è l’immagine dei fiori che sbocciano sotto la pioggia: la sofferenza non sparisce, ma qualcosa di vivo continua a crescere.
Il video di “LMM”, girato a Ulleungdo con lunghi piani sequenza e paesaggi naturali amplissimi, è quasi un cortometraggio. L’interpretazione di Hwasa e la regia di Hobin (HOBIN film) danno al pezzo una qualità quasi cinematografica.
Curiosissimo il fatto che Hwasa, che ha spesso dichiarato di non amare le ballad, abbia scelto proprio “LMM” come brano da eseguire ai SBS Drama Awards 2023 al posto dei suoi singoli più recenti, in segno di tributo a Lee Sun-kyun dopo la sua scomparsa. La performance ha commosso il pubblico al punto da riportare “LMM” in alto nelle ricerche e nelle classifiche in Corea, tre anni e mezzo dopo l’uscita.
“Twit” – la radice di tutto
Prima di María, c’è “Twit” (멍청이). Uscita nel febbraio 2019, è la vera esplosione del “fenomeno Hwasa” solista.
Musicalmente è una melodia pop rimbalzante con beat trap “chirpy”, elementi di tropical house, chitarra e organo. Il brano è stato co-scritto e co-prodotto da Hwasa, Kim Do-hoon e Park Woo-sang, gli stessi nomi che torneranno poi in María.
Il termine “twit” traduce l’originale coreano “멍청이” (meongcheong-i) – “sciocco”, “stupido” – ma Hwasa lo carica di un significato quasi affettuoso. In varie interviste (come a Yoo Hee Yeol’s Sketchbook e in We Will Channel You) ha spiegato:
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all’inizio chiama “twit” il ragazzo che ama solo lei in modo ingenuo e totale
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ma, col tempo, capisce che la vera “twit” è lei, che non è stata capace di prendersi cura di quell’amore
Cita anche la figura di Shim Cheong, eroina del folklore coreano famosa per la sua abnegazione estrema verso il padre, vista sia come modello di altruismo, sia come monito contro l’annullarsi troppo per gli altri. Il parallelismo è chiaro: l’amore cieco fa male a entrambi.
Il brano ha:
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conquistato il #1 nelle classifiche digitali, download e streaming in Corea,
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raggiunto la #3 nella Billboard World Digital Songs,
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macinato milioni di streaming su Spotify (superando i 100M nel 2024),
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vinto il Gaon Chart Music Award di “Singer of the Year” per febbraio
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e ottenuto recensioni entusiaste da Billboard, che ha definito Hwasa “una delle cantanti più dinamiche della scena K-pop”.
Il video di “Twit”, diretto da Hong Won-ki (Johnny Bros), è pieno di immagini editoriali, outfit spettacolari e un’estetica da rivista di moda. La cura con cui Hwasa ha seguito lo styling e la regia ne fa quasi un manifesto del suo personaggio: audace, non addomesticabile, fuori standard.
“Twit” è stata:
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usata in programmi come Produce X 101 e After School Excitement come canzone di gara,
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eletta tra le migliori canzoni K-pop del 2019 secondo i critici Billboard,
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suonata addirittura allo Stadio Olimpico di Tokyo, scelta da un atleta come BGM vittoriosa.
È con questo singolo che nasce la definizione di “Queen del 2019” per Hwasa, e da qui parte tutto ciò che María andrà ad approfondire, spostando l’attenzione dall’amore romantico alla relazione con sé stessa e con il pubblico.
Un oggetto fisico (quasi) sacro: packaging, photobook e… sedia
Anche la parte fisica del progetto racconta molto:
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L’album include 7 tracce (la versione più lunga tra i suoi EP) e viene pubblicato con photobook random, photo card e poster, in uno sforzo produttivo che ha stupito molti fan abituati a scelte più sobrie da parte dell’agenzia.
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Il packaging del photobook è stato però criticato: balloon con i testi al posto dei normali credits, design un po’ datato, Thanks To in caratteri troppo grandi e fitti da risultare difficili da leggere. Una scelta “caotica” che non tutti hanno amato.
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Come goods speciali per il compleanno del 23 luglio 2020, Hwasa ha disegnato la famosa “Maria Chair” – una sedia rossa venduta su WYSENT Mall. Un’idea talmente assurda e buffa che i fan l’hanno adorata: non un gadget carino, ma un pezzo di arredamento firmato da lei.
Nonostante questi difetti e stranezze, il messaggio è chiaro: María non è un progettino laterale, ma un lavoro a cui Hwasa ha dedicato tutto – musica, immagine, storytelling, simboli.
Perché María resta
Riassumendo, María è:
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un diario di crisi esistenziale travestito da mini album pop,
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un racconto lucidissimo di cosa significhi essere sotto i riflettori fino a perdere il senso di sé,
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un invito a smettere di rincorrere gli standard degli altri e a diventare uno standard diverso.
Dalla feroce autoanalisi di “Intro: Nobody Else”, alle metafore sanguinanti di “María”, dai tradimenti di “Kidding” alla consolazione sporca di “I’m Bad Too”, fino all’oscuro conforto di “LMM” e alle radici di “Twit”, l’EP costruisce un’unica grande frase:
“La vita non è solo strada di fiori. Sei già bell* così. E anche se perdi la testa, da qualche parte, sotto la pioggia, un fiore sta ancora nascendo.”
Ed è per questo che María continua a risuonare – non solo come un successo K-pop, ma come un pezzo di autobiografia condivisa con tutte le “Maria” là fuori.