venerdì 30 gennaio 2026

GIRLSET torna con “Little Miss”: il nuovo singolo tra Y2K attitude e ambizioni globali

||

 


Il global girl group di JYP Entertainment, GIRLSET, è tornato sulle scene con un nuovo capitolo del proprio percorso musicale. Il gruppo ha pubblicato il nuovo digital single “Little Miss” il 14 novembre, a circa tre mesi di distanza dall’uscita di “Commas”.

L’annuncio è arrivato nel pomeriggio del 30 ottobre, quando JYP Entertainment ha svelato la cover art ufficiale attraverso i canali social, accendendo immediatamente l’attenzione dei fan. L’immagine mostra Lexi, Camilla, Kendall e Savannah con un portamento sicuro, quasi cinematografico, mentre impugnano armi simboliche e sfoggiano styling unici. Cuori, stelle, oggetti kitsch e scintille visive tra le componenti rafforzano l’estetica funky pop star, aumentando la curiosità intorno al concept del brano.

“Little Miss” rappresenta un ritorno deciso e consapevole: un brano che incarna un hot girl mood intriso di sensibilità Y2K. Con questa nuova uscita, GIRLSET dichiara apertamente la propria ambizione di “definire per sé stesse un futuro e un significato infiniti”, compiendo un ulteriore balzo in avanti rispetto al percorso inaugurato con “Commas”.

Un nuovo inizio per GIRLSET

“Little Miss” è il secondo singolo del gruppo, che in precedenza era conosciuto come VCHA. Nell’agosto 2025, dopo l’uscita di Kaylee e KG da JYP Entertainment, il gruppo ha effettuato un re-debut come quartetto sotto il nuovo nome GIRLSET, presentandosi ufficialmente con “Commas”.

Con “Little Miss”, il gruppo torna con un’attitudine più decisa e grintosa, rivendicando di avere “a million moods”, un riferimento sottile alla celebre serie animata Mr. Men and Little Miss. Il brano è stato scritto e prodotto da Alexander Lewis, Boy Matthews, Sara Diamond e Georgia Ku, e fonde pop e R&B con forti influenze hip-hop.

Dal punto di vista sonoro, “Little Miss” è descritto come un pop track dal sapore Y2K, caratterizzato da bassi elastici, percussioni frizzanti e synth che richiamano i primi anni Duemila. L’arrangiamento lascia spazio a armonie stratificate, call-and-response, ad-libs che si avvolgono attorno al ritornello e piccole variazioni melodiche, mettendo in luce la cifra vocale distintiva del gruppo.

Le parole delle componenti

In un’intervista, Savannah ha spiegato:

«Il brano principale si chiama “Little Miss” e siamo davvero entusiaste di presentarlo, perché sentiamo che è una introduzione molto forte a ciò che siamo oggi.»

Camila ha aggiunto:

«Questa canzone ti dà subito il mood. Ha un suono Y2K, anni 2000, e anche l’estetica va in quella direzione. È davvero molto “noi”.»
(via Billboard)

Promozione, performance e remix

Il percorso promozionale è stato costruito con cura: dopo l’annuncio ufficiale del 31 ottobre, GIRLSET ha pubblicato teaser del music video e del performance video, una group teaser image il 7 novembre, seguita da teaser individuali l’11 novembre e ulteriori concept photo il giorno successivo, tutte pensate per enfatizzare l’anima chic del singolo.

Il 14 novembre, lo stesso giorno dell’uscita, GIRLSET ha presentato la prima performance live di “Little Miss” nel programma televisivo mattutino Good Day L.A.. In contemporanea è stato pubblicato anche il music video ufficiale sul canale YouTube di JYP Entertainment. Diretto da Hannah Lux Davis, il video mostra le componenti ballare per la città con styling Y2K, alternando movimenti netti a groove più morbidi e oscillanti.

Il riscontro è stato immediato: il video ha raggiunto il primo posto nella classifica globale dei music video trending su YouTube, il quarto posto negli Stati Uniti e ha superato un milione di visualizzazioni nelle prime 24 ore.

Il 23 gennaio 2026, GIRLSET ha inoltre pubblicato una versione remix del brano, “Little Miss (Misdemeanor)”, in collaborazione con l’icona dell’hip-hop Missy Elliott, consolidando ulteriormente la portata internazionale del progetto.

Con “Little Miss”, GIRLSET non solo conferma la propria identità rinnovata, ma dimostra di voler occupare con decisione uno spazio sempre più centrale nella scena pop globale, mescolando nostalgia Y2K, sicurezza contemporanea e una visione artistica chiara e ambiziosa.

lunedì 26 gennaio 2026

“Internet Girl”: KATSEYE raccontano il peso di essere donna nell’era digitale

||

 

KATSEYE con Internet Girl aprono uno spazio di riflessione crudo e necessario sulle difficoltà reali di essere una donna nel mondo online: un luogo in cui si viene costantemente giudicate, odiate, messe a confronto e sessualizzate, spesso come diretta conseguenza della misoginia radicata nella cultura digitale.

Quando è stato chiesto al gruppo che tipo di canzone avrebbero voluto cantare, Lara ha condiviso questa visione in un’intervista alla BBC: avere una canzone scritta da loro è un obiettivo enorme, e il desiderio era quello di parlare di internet come esperienza universale che molte donne vivono. Il confronto continuo, la competizione forzata, il fatto che — soprattutto in un girl group — le donne vengano percepite come figure da classificare, persino valutare con voti online, le appare qualcosa di profondamente distopico. È un concetto che le rappresenta intimamente, ma che allo stesso tempo riguarda chiunque, perché il meccanismo del paragone è costante e le donne vengono spesso messe le une contro le altre.

Il significato di Internet Girl ruota proprio attorno a queste pressioni. Il brano parla dell’essere donna su internet come di un’esposizione continua al giudizio e all’oggettificazione. Il ritornello contiene due frasi chiave: “eat zucchini”, che riflette l’impatto della diet culture sulla mente delle ragazze, e “I want you, I want you, I want you”, che rimanda direttamente alla sessualizzazione del corpo femminile.

Durante la settimana di rilevazione conclusasi il 17 gennaio 2026, la canzone ha debuttato alla #29 della Hot 100, diventando il miglior debutto del gruppo in classifica e superando Gnarly.

Il termine internet girl indica, in senso generale, una persona conosciuta e seguita online. Più nello specifico, però, descrive una figura con un certo “it factor”: una qualità magnetica, una personalità distintiva che attira attenzione. Può coincidere con l’idea di it girl o that girl. Questa visibilità, però, non è sempre positiva: spesso significa essere più osservata che compresa.

La ripetizione ossessiva dell’espressione all’interno del brano cattura perfettamente cosa significhi esistere come donna nello spazio pubblico digitale: essere costantemente guardata, desiderata, discussa, ridotta a qualcosa di consumabile. È una critica diretta al tipo di attacco che colpisce soprattutto le giovani donne online, quasi sempre basato sull’aspetto fisico e carico di pregiudizi misogini.

La prima frase del brano suona come un titolo di giornale. Non è una presentazione, né una domanda, ma un promemoria: qualcosa che “tutti sanno già”. C’è sicurezza in quella dichiarazione, ma anche stanchezza. Il sottotesto di “Haven’t you heard?” sembra dire: è una voce che ho sentito ripetere troppe volte. Lei non ha scelto quel titolo, le è stato attribuito, ma nella canzone decide di appropriarsene. In quella frase convivono potere e rassegnazione: la consapevolezza della propria influenza e, insieme, il dolore silenzioso di essere fraintesa.

All’interno del brano compare anche un campionamento tratto dal file audio “BRS_Voice_Girl_Toddler_I_m_Getting_Out_Of_Here.wav”, incluso nel pacchetto Babies and Toddlers pubblicato da Big Room Sounds su Splice. Prima dell’uscita ufficiale, i membri di KATSEYE avevano già cantato questa linea durante le performance dal vivo: prima Yoonchae, poi Megan e infine Daniela. Lo stesso sample era stato utilizzato in precedenza anche da Melanie Martinez nel brano Fire Drill.

Il verso “eat zucchini” è uno dei più discussi. Da un lato può essere letto come un riferimento diretto alla pressione esercitata sulle donne affinché controllino il proprio corpo e la propria alimentazione. Dall’altro, può essere interpretato come un eufemismo in codice PG per dire “suck it”, rafforzato dalla frase successiva: “Do you read me?”. Quando il co-autore Justin Tranter è stato interrogato sul significato del verso, ha risposto che può voler dire qualsiasi cosa: pur avendo una propria interpretazione, preferisce che siano gli ascoltatori a trovarne una personale.

Nel linguaggio di internet, reading significa abbreviazioni, doppi sensi, allusioni ed emoji. Se eat zucchini è davvero un modo velato per dire “suck it”, l’emoji sottintesa sarebbe probabilmente quella della melanzana, simbolo ormai onnipresente nel linguaggio digitale.

Nel suo insieme, Internet Girl è un commento tagliente sull’odio online. Il brano mette uno specchio davanti agli hater, mostrando la loro ossessione per le stesse persone che affermano di disprezzare. L’odio, in teoria, dovrebbe portare all’allontanamento; eppure, nella pratica, l’hater osserva ogni mossa della propria vittima, soprattutto quando si tratta di donne. Dalle reazioni compulsive a ogni foto, agli screenshot, fino al cliccare aggiornamenti che dichiarano di detestare, la canzone racconta questo paradosso e riconosce una delle realtà più dure dell’essere una internet girl: l’odio ossessivo che nasce dalla visibilità.

venerdì 23 gennaio 2026

THE CORE: XG dichiarano la propria essenza e fondano l’X-POP

||

 

XG pubblicano THE CORE, il loro primo album full-length, come una vera e propria dichiarazione d’identità. THE CORE non è solo un debutto in formato lungo, ma un manifesto: un progetto che va oltre tendenze e ornamenti per tornare all’essenza della musica e dell’esistenza stessa.

L’album attraversa liberamente i confini dei generi, collegando epoche e spazi diversi in un viaggio sonoro fluido e ambizioso. Eppure, al centro di ogni trasformazione, resta intatta l’identità di XG: un’energia unica, riconoscibile, incrollabile. THE CORE è la proclamazione ufficiale dell’X-POP, il genere creato dal gruppo, fondato sull’idea che “la buona musica abbia valore in sé”, al di là del tempo, dello spazio e dell’era. È il ritratto più onesto delle XG fino a oggi e, allo stesso tempo, un punto di partenza potentissimo verso possibilità future illimitate.


Un’apertura sospesa, poi l’ingresso nel mondo di XG

Il disco si apre con XIGNAL (The Intro), una traccia strumentale sognante che costruisce attesa e prepara l’ingresso in un nuovo universo. Subito dopo, l’album esplode con GALA, trascinando l’ascoltatore in un’atmosfera festosa e futuristica.

“GALA” è la passerella e l’isola immaginaria di XG: un inno high-fashion e ad alta energia che fonde hyperpop, rap e voguing ispirato alle runway, trasformando la vita quotidiana in uno spettacolo continuo. Corridoi, marciapiedi e momenti ordinari diventano catwalk, mentre il Met Gala si reinventa come “X-GALA”, simbolo di sicurezza, stile e presenza culturale. Tra riferimenti a paparazzi, riviste di moda e gesti iconici da passerella (ELLE, blue steel, Hattori Hanzo linen), il brano celebra auto-espressione, empowerment e individualità. La produzione unisce hook pop accattivanti, strofe rap e beat pronti per la sfilata, con synth stratificati, percussioni incisive e una patina futuristica. Anche il music video amplifica il messaggio, con moda avant-garde e coreografie che rendono GALA un vero spettacolo visivo.


Corpo, desiderio e movimento

ROCK THE BOAT porta un’energia luminosa e contagiosa. Maya la descrive come una canzone estiva, brillante e irresistibile; il brano è un’interpolazione di Rock the Boat di Aaliyah, rielaborata con il linguaggio contemporaneo di XG.

Con TAKE MY BREATH, Cocona rivela il lato più emotivo dell’album: è il suo brano preferito, quello che l’ha colpita fin dal primo ascolto e che spera possa toccare il cuore di tutti allo stesso modo.

NO GOOD ha un valore speciale per Jurin: è una canzone su cui lavorava già prima del debutto e che desiderava fortemente includere. Il risultato è un brano dal groove leggero e solare, con melodie ariose e un romanticismo finora poco esplorato nella discografia del gruppo.


Ipnotiche, tra sogno e realtà

HYPNOTIZE incarna perfettamente il fascino magnetico di XG. Chisa spiega che la canzone guida l’ascoltatore solo con lo sguardo e l’atmosfera, avvolgendolo in sicurezza e carisma; Juria, colpita dal testo onirico, ha lavorato in modo particolare sulla texture vocale.

Musicalmente, HYPNOTIZE è una fusione ipnotica di house-pop e R&B moderno, con beat pulsanti che richiamano i club dei primi anni 2000. Il testo gioca con controllo e seduzione, presentando le XG come figure capaci di catturare l’attenzione senza sforzo (“Side to side, got you hypnotized”). Il dialogo tra canto e rap arricchisce la struttura, mentre il ritornello amplifica l’energia da dancefloor. Il video, immerso in luci blu e styling surreale, rafforza l’eleganza misteriosa del brano, che si impone come un anthem ad alto impatto, pensato per far perdere letteralmente la testa.


Salire, affermarsi, brillare

Con UP NOW, XG fondono R&B, hip-hop e drill in un inno di empowerment. Il brano alterna strofe sensuali e ritornelli esplosivi, raccontando l’ascesa in termini di status, stile e fiducia in sé. Linee come “Make ’em all mad ’cause I’m up now” e “I’ma do what I wanna” rivendicano indipendenza e libertà assoluta. Il beat drill, con percussioni incisive e hi-hat serrati, si intreccia a melodie R&B fluide e cori armonizzati, creando un’energia dinamica e collettiva in cui ogni membro contribuisce con una propria identità.


Amicizia, caos e nostalgia

O.R.B. (Obviously Reads Bro) segna un territorio nuovo: Hinata la definisce la prima canzone punk rock scritta dal gruppo, uno stile che desideravano esplorare da tempo. Harvey chiarisce il cuore del brano: per XG, “bro” significa amico e luogo di appartenenza, qualcuno con cui ridere tutta la notte e che resta accanto anche nei momenti impulsivi. È una vera lettera d’amore agli amici.

Musicalmente, O.R.B. è un anthem rock-funk ad alta energia, intriso di nostalgia per l’adolescenza: chitarre graffianti, groove funky e racconti di ribellione, scherzi, musica a tutto volume e codici non scritti di lealtà. È una celebrazione sfacciata e gioiosa dei legami che rendono indimenticabile la giovinezza.


Le stagioni che passano, l’assenza che resta

4 SEASONS è una unit song della vocal line (Juria, Chisa, Hinata), pubblicata in anticipo il 24 dicembre 2025. È una ballad acustica che racconta la mancanza di qualcuno mentre la vita continua frenetica: il rimpianto per il tempo non condiviso, la colpa del silenzio, la paura che l’altra persona possa sentirsi dimenticata. Le stagioni scorrono — da gennaio all’inverno — senza nemmeno un “come stai”, lasciando il dubbio su un rapporto che sopravvive a distanza e assenza.


Rap, forza e identità

Con PS18, Maya descrive un’energia completamente diversa: è una traccia in cui le rapper di XG si muovono su una base firmata da Jurin, sprigionando sicurezza e determinazione. Il brano era nato come debutto solista di Jurin (PS118 feat. Rapsody), ma viene qui riproposto come unit song della rap line, assumendo un nuovo significato collettivo.


Il cuore come origine e promessa

THE CORE non è solo una raccolta di stili o un esercizio di versatilità. È un viaggio coerente che unisce moda, amicizia, desiderio, nostalgia, forza e vulnerabilità. Al centro di tutto, XG riaffermano chi sono e da dove partono: dal nucleo, dalla convinzione che la musica autentica non abbia bisogno di cornici per essere valida. Con questo album, XG non seguono una strada già tracciata: la creano.

lunedì 19 gennaio 2026

LOCKET: il portafortuna emotivo di Madison Beer, tra desiderio, memoria e resa dei conti

||

locket è il terzo album in studio di Madison Beer, pubblicato dopo il precedente Silence Between Songs. Fin dall’inizio, questo progetto si presenta come un disco costruito come un oggetto personale: un medaglione che custodisce frammenti di vita, ricordi, persone, luoghi — e soprattutto emozioni che, anche quando passano, restano.

L’inizio di una nuova era: “yes baby”

Quando Beer ha pubblicato il singolo “yes baby” (uscito il 19 settembre 2025), ha accompagnato il post Instagram con la frase “only the start x”, segnando apertamente l’avvio di una nuova era legata all’album. Il brano è un singolo flirtatissimo e ad alta energia, pop/dance-pop con una patina lucida e un tocco nu-rave: gioca con intimità, desiderio e ripetizione in modo provocatorio e sicuro di sé.

Il pezzo è stato affiancato da un music video a tema allenamento anni ’80, co-diretto dalla stessa Beer e da Aerin Moreno, e per Madison il video ha cambiato il “peso” della canzone: da semplice brano divertente, a traccia con un’energia nuova, perfetta da ascoltare a volume altissimo con gli amici. Lei stessa lo ha spiegato chiaramente: “yes baby” è una canzone super divertente e civettuola… dopo aver girato il video ha preso tutt’altra energia, è proprio una canzone da sparare con i tuoi amici.

Quando l’album “era finito”… ma non lo era davvero

Beer pensava che l’album fosse completo. Poi un evento personale della sua vita l’ha spinta a tornare in studio e creare il secondo singolo, “bittersweet”, uscito il 10 ottobre 2025 tramite Epic Records e Sing It Loud! Records. Il brano era stato anticipato il 19 settembre, dentro il video di yes baby, e poi ancora tramite Instagram Stories; il 6 ottobre Beer ha condiviso ufficialmente la data d’uscita insieme a una foto tratta dal video.

Su TikTok, Madison ha detto che l’ha scritta pochi mesi prima della pubblicazione e che è stata l’ultima canzone aggiunta all’album. Quanto al significato, bittersweet parla della fine di un capitolo e della difficoltà di accettarla, pur sapendo, in fondo, che è la scelta migliore: un percorso verso la pace, anche se fa male.

Il “decoy” di “15 MINUTES” e la conferma di “make you mine”

Dopo l’annuncio dell’album su Instagram, il pre-save ha rivelato che “make you mine” sarebbe comparsa come decima traccia. Tuttavia, il singolo successivo, “15 MINUTES”, è uscito come standalone, senza entrare nel disco.

Su “make you mine”, la cornice è precisa: un anthem sognante di infatuazione e pura passione, con Madison che promette un amore senza confini, determinata a dimostrarlo. Beer ha anche raccontato che la canzone era nata per il tour: aveva un album pieno di ballad e voleva qualcosa di più ballabile dal vivo. Per questo ha chiamato il produttore Leroy Clampitt e, in un martedì qualsiasi di ottobre 2023, hanno creato il pezzo. C’era persino un piano di uscite settimanali “a scaletta”, pensato proprio per preparare il tour. In termini di risultati, Make You Mine ha debuttato e raggiunto il picco di #9 nella Billboard Bubbling Under Hot 100, diventando la seconda e più alta apparizione di Madison in quella classifica.

Perché si chiama locket

In un’intervista a Vogue, Beer ha spiegato che il titolo è nato da qualcosa di estremamente concreto: osservare cosa, nella vita di tutti i giorni, le sembrasse più vero e genuino. Passava molto tempo a scorrere il suo camera roll, notando cosa fotografasse più spesso e verso cosa fosse istintivamente attratta. Ama il vintage e gli oggetti antichi, e i locket per lei sono delicati, bellissimi, femminili — ma soprattutto custodiscono cose importanti: memorie, persone, luoghi. E la cosa più significativa è che quel titolo lo aveva scelto prima ancora di aver scritto gran parte dell’album.

Quando ha annunciato locket via Instagram, ha detto apertamente quanto conti per lei: non riesce a credere di dirlo, l’album significa il mondo, non è mai stata così orgogliosa ed emozionata, ed è entusiasta che la gente lo ascolti — perché quel progetto, per lei, è il suo mondo.

La cover: il bisogno di “sentirla giusta”

Anche l’artwork segue la stessa logica: non un’immagine qualsiasi, ma una scelta che doveva “tenere”. Beer ha raccontato (in una TikTok Live) che avevano fatto un intero photoshoot, e doveva essere quello il giorno della cover ufficiale. Ma guardando gli scatti, nessuno le “risuonava” davvero come copertina. Dopo l’esperienza di Silence Between Songs — dove non era stata un’alternative cover ma un vero cambio di copertina — questa volta voleva essere sicura al 100%. Così hanno fatto un secondo shooting, deciso con una regola netta: scattare solo su pellicola 16mm. La cover definitiva, infatti, non è nemmeno una foto tradizionale: è uno still estratto da un video. Appena l’ha visto, Madison ha avuto la certezza immediata: “Quella è la copertina.”

“locket theme”: il prologo emotivo

L’apertura del disco è “locket theme”, la prima traccia dell’album, pubblicato il 16 gennaio 2026. I testi introducono subito la chiave narrativa: resilienza dopo una perdita, preparando il terreno ai temi che attraversano tutto il record — crepacuore e crescita personale.

“angel wings”: una rivelazione “fisica”

Il 24 novembre (prima dell’uscita dell’album), la canzone “angel wings” è stata rivelata su Twitter dall’utente @lccket attraverso i locket che il team di Madison Beer aveva inviato ad alcuni fan. Il 1° dicembre, Beer ha poi confermato su Instagram che il brano sarebbe stato la terza traccia dell’album.

L’arco narrativo: dal “divertente e sexy” al riconoscere il danno

All’interno di locket, Beer descrive un percorso: l’inizio è più spensierato e sensuale, poi la storia si sposta verso la consapevolezza che qualcosa non è sano.

  • “for the night” (quarta traccia) parla di intimità fugace e dei primi passi di una relazione. Beer ha accennato che tocchi anche un tipo di relazione “tabù”: cose che sembrano non dovrebbero succedere, eppure continuano. Nel concetto più ampio del “locket” come contenitore di ricordi, il brano è un frammento preciso: un momento emotivo di un periodo turbolento che oggi lei considera chiuso.

  • “Bad Enough” entra nel cuore della dipendenza emotiva: restare in una relazione problematica perché, sì, è sbagliata… ma non abbastanza da riuscire ad andarsene. Beer canta anche il giudizio esterno (“i miei amici dicono che i miei standard sono troppo bassi”), ma confessa che non riesce a lasciare quella persona. Il video, pubblicato lo stesso giorno, si ispira a The Shining (film horror del 1980), aggiungendo un livello psicologico, dark e glamour. In un’intervista, Madison ha detto che è stata una delle canzoni preferite sin dalla creazione, e che l’idea nasceva proprio da una dinamica che ha sentito raccontare spesso: persone che arrivano a dire “vorrei mi tradisse, così avrei una ragione per chiudere”. Non parlava di sé, ma di un meccanismo emotivo ricorrente: sapere che non è giusto, ma non avere la spinta definitiva.

  • “Healthy Habit” (sesta traccia) è un mid-tempo pop dal titolo volutamente ironico: racconta la spirale del “relapse emotivo”, tornare a qualcosa o qualcuno che fa male solo perché è familiare e comodo. La canzone mette a fuoco la stanchezza interna di chi sa che è distruttivo, ma si sente attirato a ripetere il ciclo. Anche i commenti critici hanno sottolineato proprio questo: la precisione con cui descrive la compulsione di rifare ciò che ti danneggia.

  • “you’re still everything” è uno dei punti più crudi: parla di sentirsi invisibili e non amati, mentre si continua ad adorare l’altra persona, con domande di autostima devastanti (“Come posso essere niente per te?”). Beer l’ha scritta in un periodo di tristezza profonda che oggi ha superato, ma ha scelto di tenerla per la sua verità. Dettaglio fondamentale: le voci finali del brano sono quelle della demo originale. Madison aveva provato a ri-registrarla in modo più “radio-friendly”, ma sentiva che mancava l’anima del primo take. Nella demo piangeva così tanto che ha dovuto usare autotune pesante per correggere l’intonazione, ma quella fragilità era irreplicabile.

  • “Complexity” (nona traccia) è lo snodo del “basta”: amare qualcuno che non riesce ad amare se stesso. La canzone ruota intorno alla domanda tagliente: “Come posso aspettarmi che tu mi ami, se non ami nemmeno te stesso?” Beer la descrive come un pezzo con vibrazioni UK garage, synth densi, vocoder e malinconia elettronica. Nel racconto dell’album, qui arriva la presa di coscienza che la relazione non è più sana. È anche la canzone più “lavorata”: la versione finale è stata la ventunesima realizzata, quindi quella con più iterazioni in assoluto. Beer ha inoltre rivelato un dettaglio preciso: nel mezzo del brano c’è un sample del ding dell’ascensore di Severance, scelto perché il testo dice “Remember the time you severed me”. E concettualmente, per lei, Complexity è un pezzo di guarigione: togliere a sé stessa la colpa, capire che non è lei a essere “non amabile”, ma che l’altra persona non ha amore da dare.

Il finale: “nothing at all” e la rottura del pattern

L’ultima traccia, “nothing at all”, chiude il disco in modo personale e programmatico. Beer ha detto chiaramente che, a differenza del resto dell’album che segue cronologicamente l’ascesa e il crollo di una relazione, questa canzone è solo su di lei e “non riguarda nessuno oltre me”. È una riflessione sull’ansia di quando la vita diventa troppo bella: la paura di “salire troppo”, perché nulla dura per sempre e più in alto vai, più dolorosa può essere la caduta — fino a restare con “niente”.

Dentro il concetto del “medaglione” che conserva i ricordi, nothing at all è la chiusura definitiva di un capitolo: le ferite non spariscono, restano nella storia personale, ma non pesano più come prima.

E qui arriva il dettaglio simbolico più tagliente: i due album precedenti di Madison (Life Support e Silence Between Songs) finivano con la parola “everything”. nothing at all spezza deliberatamente quella tradizione e termina su “nothing”. Non come sconfitta, ma come gesto narrativo: il momento in cui smetti di romanticizzare il dolore e accetti che anche il vuoto, a volte, è parte della guarigione.

In sintesi, locket è un album che funziona davvero come ciò che promette il titolo: un contenitore fragile e prezioso, pieno di frammenti emotivi — alcuni luminosi e giocosi, altri brutali e irrisolti — ma tutti necessari per raccontare un percorso intero, dall’inizio “fun e sexy” fino alla lucidità finale.

venerdì 16 gennaio 2026

THAT’S SHOWBIZ BABY! (Deluxe): l’atto finale di JADE tra comunità, euforia e vulnerabilità

||

 


L’edizione deluxe dell’album di debutto 2025 di JADE, THAT’S SHOWBIZ BABY!, nasce come un progetto pensato fin dall’inizio per andare oltre il concetto di semplice estensione. Durante il rollout dell’album standard, JADE aveva infatti confermato l’intenzione di lavorare a una deluxe con otto brani aggiuntivi, trattandola di fatto come un altro album, con l’obiettivo di pubblicarla entro la fine dell’anno.

Dalle anticipazioni alla conferma ufficiale

Il 7 marzo 2025 JADE ha pubblicato una **cover di “Frozen” di Madonna in esclusiva su Apple Music, rendendola poi disponibile su tutte le piattaforme il 6 giugno.
L’11 settembre, alla vigilia dell’uscita dell’album standard, è stata messa in vendita sullo store online dell’artista una card NFC dorata in edizione limitata, contenente l’album completo, immagini e video esclusivi e una demo inedita dal titolo Tar.

Il 19 novembre, l’account X/Twitter @cuetheculture ha diffuso voci su una presunta uscita della deluxe il 21 novembre (informazione poi rivelatasi falsa), insieme a una tracklist non ufficiale che includeva Frozen, Tar e sei brani nuovi, tra cui Church e Dreamcheater — quest’ultimo proveniente dalle session dell’album e trapelato online prima dell’uscita. La conferma è arrivata il 27 novembre, quando JADE ha annunciato ufficialmente la deluxe sui suoi social, fissando la data di pubblicazione al 5 dicembre.

Church: il gran finale di un’era

JADE racconta che Church è nata dopo aver recuperato brani esclusi dall’album standard e aver dedicato una nuova settimana di scrittura. Il risultato è una canzone divertente e irriverente, ma anche profondamente significativa. Per lei rappresenta la chiusura definitiva dell’era THAT’S SHOWBIZ BABY!: una sorta di gran finale, con un’energia quasi natalizia, ma soprattutto un messaggio di unione e famiglia scelta.

Scritta con Pablo Bowman e Sarah Hudson, figura fortemente legata alla comunità LGBTQIA+ di Los Angeles, Church è pensata come una lettera d’amore ai fan, in particolare a quelli LGBTQIA+. Il brano si apre con un ricordo d’infanzia — “When I was a little girl, that’s when I met the queen” — che richiama il primo incontro di JADE con la drag culture, guardando una drag queen a Benidorm. Con il procedere del testo, la canzone diventa una dichiarazione di alleanza, inclusione e sicurezza condivisa: uno spazio protetto creato insieme a chi ha accompagnato l’artista lungo tutto il percorso.

This Is What We Dance For: l’evasione necessaria

Scritto con Julia Michaels e Lostboy (produttore anche di Padam Padam di Kylie Minogue), This Is What We Dance For nasce da una riflessione molto chiara: in un mondo segnato da eventi duri e destabilizzanti, la musica pop diventa una forma di salvezza. Il brano celebra l’euforia della pista da ballo, quel momento in cui, al buio e con la musica a tutto volume, per una notte si può tornare a provare pura gioia.

Dreamcheater: sogno, ironia e ambiguità

Dreamcheater è un brano volutamente ambiguo, quasi onirico. Scritto con Jordan, Pablo Bowman e prodotto da Dave Hamelin (già dietro FUFN), gioca sull’idea di un tradimento avvenuto solo in sogno. Con ironia, JADE esplora il confine tra inconscio e realtà, sostenendo che ciò che accade nel sonno non dovrebbe contare. È una canzone leggera nel tono, ma concettualmente spiazzante, che trasforma l’insicurezza in humor disarmante.

Best You Could: perdono e memoria

Tra i brani più intimi c’è Best You Could, uno dei primi scritti per il progetto insieme al team Red Triangle, collaboratori di lunga data. È una canzone vulnerabile e sincera, dedicata al padre, al perdono e alla comprensione. Musicalmente richiama atmosfere alla Kate Bush o Enya, con un’impronta anni ’80 e la drammaticità delle power ballad, elementi che attraversano sia la versione standard che la deluxe dell’album.

Use Me: sensualità e industria

Use Me è uno dei brani che JADE ha sentito subito come speciali. Sensuale nel suono, il pezzo lavora su un doppio livello di lettura: da un lato il desiderio fisico, dall’altro l’esperienza di sentirsi usata dall’industria musicale. Il testo gioca su parole come “me, my voice, my lips, the hits”, sottolineando il confine sottile tra corpo, identità artistica e successo. In origine, JADE aveva in mente Kylie Minogue per il brano, una collaborazione che resta nella sua wishlist.

Frozen: un omaggio consapevole

La scelta di reinterpretare Frozen nasce dall’amore profondo di JADE per Madonna. È un brano che la riporta all’infanzia, quando ballava in salotto immaginandosi già una popstar. Per JADE, Madonna rappresenta l’empowerment femminile, la capacità di reinventarsi e resistere in un’industria che spesso penalizza le donne. L’esperienza dell’ultimo tour di Madonna l’ha lasciata profondamente ispirata, rafforzando il desiderio di rendere omaggio a un’icona che ha sempre spinto i confini del pop.

If My Heart Was A House: horror, club e trauma

Questo brano nasce da una visione molto chiara: se JADE non riesce a immaginare il videoclip di una canzone, non la include nell’album. If My Heart Was A House le ha evocato immediatamente Thirteen Ghosts, fondendo horror e camp. Pur non essendo partita da lei, la canzone è stata rielaborata insieme a Pablo Bowman per renderla più personale, aggiungendo un’estetica club che richiama Angel Of My Dreams. Il cuore della traccia è un avvertimento: lasciare entrare qualcuno significa esporlo a traumi e ferite irrisolte.

Tar: l’epilogo silenzioso

Tar occupa un ruolo unico nella deluxe. Minimalista nella produzione, è pensata come una traccia nascosta, che arriva dopo un lungo silenzio. Se Church è il finale travolgente, Tar è la chiusura sommessa dell’era. Il brano affronta il tema dell’impostor syndrome, raccontando la fatica di restare sempre “accesi” e performanti in un’industria che non concede pause. Dietro la sua apparente semplicità si nasconde un testo tragico e volutamente doloroso, pensato per lasciare un’eco lunga e inquieta.

Un’era che si chiude, un’identità che resta

La deluxe di THAT’S SHOWBIZ BABY! non è un’aggiunta accessoria, ma un vero capitolo conclusivo. JADE costruisce un arco narrativo che parte dall’euforia collettiva e arriva alla fragilità individuale, passando per comunità, amore, sesso, memoria e disillusione. È il ritratto di un’artista che sceglie il “more is more” non per eccesso, ma per necessità emotiva: perché ogni canzone, in questo progetto, è parte integrante di una storia che doveva essere raccontata fino in fondo.


lunedì 12 gennaio 2026

Panorama: dieci anni di Taeyeon in un solo sguardo, tra memoria, voce e futuro

||

 

Per celebrare il decimo anniversario del suo debutto solista, Taeyeon ha pubblicato il suo primo album compilation, Panorama: The Best of TAEYEON, un progetto che ripercorre dieci anni di carriera racchiudendoli in un’unica, ampia visione d’insieme. Da I a Letter To Myself, l’album costruisce un vero e proprio panorama musicale di una delle voci più affidabili e riconoscibili del K-pop, spesso definita “trust and listen” proprio per la capacità di farsi ascoltare e credere, sempre.

Un best che è molto più di un best

Panorama non è una semplice raccolta dei brani più famosi. È un album pensato per raccontare un percorso, selezionando canzoni rappresentative di epoche e generi diversi all’interno della vasta discografia solista coreana di Taeyeon. Il risultato è una narrazione coerente che attraversa debutto, maturazione artistica, fragilità emotiva e piena consapevolezza vocale.

Il progetto include nuovi brani, nuove versioni mixate nel 2025 e contenuti esclusivi su CD, rendendolo un pacchetto speciale che ridefinisce l’universo musicale dell’artista, anziché limitarsi a celebrarlo.

Panorama: salutare il passato, accogliere il futuro

La title track e nuova canzone Panorama è un brano pop rock che unisce pianoforte dinamico, sintetizzatori, una linea di batteria incisiva e una chitarra ruvida. La voce di Taeyeon oscilla con naturalezza tra delicatezza e potenza, crescendo insieme all’intensità emotiva e offrendo un senso profondo di catarsi. Il testo parla di salutare i giorni passati e quelli che verranno, rendendo il brano una dichiarazione perfetta per un anniversario così significativo.

Accanto alla versione in studio, l’album include anche “Panorama (Live Studio Session)”, una traccia CD only che cattura l’emotività del brano in modo ancora più vivido grazie all’esecuzione dal vivo, aumentando il coinvolgimento dell’ascoltatore.

Nuove prospettive su brani storici

Tra le aggiunte più rilevanti c’è Time Lapse (2025 Mix), originariamente scritta per Taeyeon da Kim Jong-wan, leader dei NELL. Amatissima per la combinazione tra la vocalità esplosiva di Taeyeon e testi che raccontano un distacco che continua a ferire nel tempo, la canzone è stata rimixata appositamente nel 2025 dallo stesso Kim Jong-wan, offrendo una sensibilità nuova rispetto alla versione originale dell’album My Voice.

Il debutto solista I (Solo Ver.) viene invece ricostruito senza featuring, mantenendo il suo carattere di pop a medio tempo con chitarra elettrica e batteria decisa, ma lasciando spazio esclusivamente alla voce di Taeyeon. Il testo, fortemente autobiografico, racconta le emozioni sincere nascoste sotto i riflettori e una promessa rivolta al futuro.

Dieci anni di titoli, b-side e identità vocali

L’album raccoglie una selezione ampia e rappresentativa della carriera solista coreana di Taeyeon, includendo 14 title track e 8 b-side, esclusi la nuova Panorama e la sua versione live (track 24). Tra i brani presenti figurano:

  • Letter To Myself, title del sesto mini album, emotivamente intensa

  • INVU, title del terzo album full-length, dalla melodia drammatica e acuta

  • Make Me Love You, dal deluxe del primo album full-length, con vocalità soul

  • Some Nights, esempio di espressività delicata

  • Why, title del secondo mini album, fresca e luminosa

  • Weekend, singolo dolce con rap cantato morbido

  • What Do I Call You, title del quarto mini album, con un tono distaccato e sofisticato

  • Rain, primo brano SM STATION, con influenze jazz

  • U R, double title della primo mini album, limpida e cristallina

A questi si aggiungono brani che rappresentano il lato più emotivo e introspettivo dell’artista, come Fine, Spark, Set Myself On Fire, To., Gravity, Disaster e Ending Credits.

L’album che compare con il maggior numero di tracce è INVU, con quattro brani inclusi (INVU, Some Nights, Set Myself On Fire, Ending Credits).

Assenze significative e scelte curate

Non tutti i progetti sono rappresentati integralmente. Alcuni album non compaiono nella loro interezza, come:

  • Something New (3ª mini album)

  • Purpose (repackage del 2º album full-length)

In totale, sei title track non sono state incluse, tra cui:

  • This Christmas (winter special album)

  • Something New

  • What I want to tell you

  • Happy

  • Can’t Control Myself

  • Heaven

In modo curioso, il winter special album This Christmas – Winter is Coming non include la title track, ma solo la b-side Winter Tree (I'm all ears).

Al contrario, otto brani non-title (EP o album tracks) sono presenti, rappresentando circa un terzo dell’intera tracklist:

  • Time Lapse

  • Winter Tree (I’m all ears)

  • Gravity

  • Some Nights

  • Set Myself On Fire

  • Ending Credits

  • All For Nothing

  • Disaster

A eccezione dei nuovi brani, non sono presenti ri-registrazioni: solo alcune tracce sono state remixate.

Numeri, contesto e celebrazioni

Nonostante si tratti di una compilation, Panorama ha registrato vendite iniziali superiori a quelle del mini album precedente Letter To Myself. È il primo best album pubblicato da Taeyeon dal debutto e arriva circa un anno dopo il sesto mini album.

A otto anni di distanza dal primo full-length My Voice, torna anche una traccia esclusiva su CD, proprio la versione live di Panorama. Come già avvenuto per Purpose e INVU, è stata organizzata un’esposizione celebrativa in occasione dell’uscita dell’album.

Un panorama che continua

Panorama: The Best of TAEYEON non è un punto d’arrivo, ma una soglia. Guardando indietro, Taeyeon osserva il cammino percorso; guardando avanti, apre lo sguardo su un nuovo mondo musicale ancora da esplorare. È il racconto di una voce che, in dieci anni, non ha mai smesso di evolversi — e che oggi, più che mai, sa esattamente chi è.

venerdì 9 gennaio 2026

lip bomb: quando la musica ha un profumo — il terzo mini album sensoriale di RESCENE

||

 


“lip bomb” è il terzo mini-album delle RESCENE, pubblicato nel novembre 2025 e preceduto dal pre-release single “Heart Drop”. Il progetto arriva dopo il successo di Dearest, uscito nello stesso anno, e segna un’evoluzione chiara nell’identità del gruppo: più concettuale, più sensoriale, più intima.

Con lip bomb, RESCENE costruisce un album che non si limita a essere ascoltato, ma vissuto. Ogni traccia è associata a un profumo di lip balm, trasformando le canzoni in fragranze emotive capaci di evocare ricordi, sensazioni e stati d’animo diversi:

  • Heart Drop → cranberry

  • Bloom → blackberry

  • Love Echo → raspberry

  • Hello XO → strawberry

  • MVP → blueberry

Questa scelta è stata spiegata da MINAMI in un’intervista a The Korean Times, sottolineando il legame profondo tra musica e olfatto: così come un profumo può riportare alla mente una canzone, anche una melodia può far riaffiorare l’odore di un periodo preciso della vita. Entrambi hanno il potere di attivare i ricordi in modo immediato, ed è proprio questa forza condivisa che RESCENE ha voluto esplorare.

Un album che nasce da piccole emozioni

Il messaggio centrale di lip bomb è chiaro: le emozioni più piccole, se sincere, possono avere un impatto enorme. Possono cambiarti, aiutarti a crescere, renderti più forte — soprattutto quando vengono condivise senza maschere. Come un lip balm che si assorbe lentamente ma lascia il segno, questo album cattura l’ascoltatore con delicatezza per poi esplodere di vitalità.

Il titolo stesso, lip bomb, nasce da un gioco di parole tra lip balm e bomb: qualcosa che scivola dolcemente ma che, all’improvviso, deflagra di energia. Il profumo principale dell’album, Berry, è il risultato dell’unione di tutte le tracce: fragole, mirtilli, lamponi, more e mirtilli rossi si fondono in un’unica fragranza ricca, simbolo di me, noi e di chiunque creda in sé stesso, fiorisca e trovi il coraggio di andare avanti nel mondo.

Heart Drop – Taste the Cranberry

Heart Drop incarna perfettamente il concept sensoriale dell’album ed è raccontata come un’esperienza di gusto:

  • Primo assaggio: una dolcezza immediata che si diffonde lentamente, invitando all’immersione.

  • Sapore centrale: una tensione leggermente acidula che si intreccia con una melodia sognante.

  • Texture: morbida, fondente, mentre emozioni sottilmente pericolose filtrano come un retrogusto pungente.

  • Finale: una singola goccia accende un’emozione rossa e luminosa che attraversa tutto il corpo.

  • Persistenza: il sapore agrodolce del cranberry rimane così intenso da non permettere via di fuga.

Musicalmente, il brano cattura il momento esatto in cui ci si innamora lentamente, fatto di sussurri dolci, spazi delicati e una melodia morbida che completa l’atmosfera onirica tipica di RESCENE.

Le altre fragranze dell’anima

Bloom porta con sé un messaggio di fiducia in sé stessi e speranza. È una canzone che parla del coraggio di credere nella propria luce e di diventare protagonisti di ogni momento. La melodia cresce, il suono si espande e il climax esplosivo sprigiona energia ed emozione.

Love Echo è costruita come una risonanza collettiva: una canzone che unisce, che crea comunità. Le armonie ricche e i suoni limpidi generano un’esperienza sensoriale in cui i cuori si sfiorano, celebrando l’intensità dei momenti condivisi.

Hello XO, con il suo ritmo up-tempo, mescola synth luminosi, suggestioni retro-arcade e beat house scintillanti. È un inno all’amore per sé stessi, all’accettarsi e brillare per ciò che si è, riempiendo l’ascoltatore di gioia ed energia positiva.

MVP, infine, è una dichiarazione d’affetto verso una persona preziosa con cui si è cresciuti insieme. La melodia soffice e l’emozione travolgente si fondono in un brano che parla di gratitudine, sostegno reciproco e legami autentici, quelli che restano anche quando il tempo passa.

Un’esplosione delicata

Con lip bomb, RESCENE dimostra come un concept apparentemente semplice possa diventare profondamente evocativo. Profumi, sapori e suoni si intrecciano per raccontare emozioni sincere, momenti condivisi e la bellezza della crescita. È un album che non urla, ma lascia il segno — come una fragranza che resta sulla pelle, ricordandoti chi sei stato, chi sei, e chi stai diventando.

lunedì 5 gennaio 2026

EUSEXUA Afterglow: il mattino dopo di FKA twigs, tra rivelazione, perdite e rinascite

||

 

EUSEXUA Afterglow è il quarto album in studio di FKA twigs. Inizialmente presentato come un presunto deluxe di EUSEXUA, il progetto si è rivelato nel tempo un album completamente autonomo, capace di ridefinire il senso stesso di “afterglow”: non un’estensione, ma un nuovo capitolo.

Dalla promessa del deluxe a un album a sé

Il percorso di Afterglow inizia con “Perfectly”, brano svelato in un’intervista con Jake Shane e pubblicato il 16 luglio 2025 come presunto lead single. In quel periodo, twigs aveva iniziato a stuzzicare i fan parlando di un EUSEXUA deluxe, soprannominato DELUXUA. A luglio 2025, durante un listening party a Brooklyn, l’artista ha fatto ascoltare numerosi brani sia dell’album originale sia di quello che sembrava essere il deluxe.

Successivamente, tramite Apple Music, è stato chiarito che “Perfectly” non faceva parte della tracklist finale, ribaltando le aspettative iniziali. La svolta arriva il 16 agosto 2025, quando twigs annuncia dal palco del Lowlands Festival che il progetto si sarebbe chiamato “Afterglow”, aggiungendo che “il lavoro sarebbe iniziato il mese successivo”. Poco dopo, viene rivelato il titolo completo EUSEXUA Afterglow e la natura reale del progetto: non un deluxe, ma un album separato.

Dopo l’annuncio, i fan hanno ipotizzato un’uscita a settembre. Invece, il 23 settembre 2025 arriva la conferma ufficiale: uscita fissata per il 14 novembre 2025.

Cheap Hotel: il vero inizio

Il 25 settembre 2025 esce Cheap Hotel, il vero lead single, accompagnato da un videoclip di sette minuti. Il brano era stato anticipato il 22 settembre tramite snippet e presentato in anteprima al listening party “EUSEXUA AFTERGLOW” a Seoul, il 9 settembre 2025.

Nello stesso giorno, twigs pubblica una slideshow su Instagram con versi della canzone, portando molti a credere che il titolo fosse “Love Crimes”: un esempio di come, in questa era, l’artista abbia giocato consapevolmente con ambiguità e narrazione.

Wild And Alone: dieci anni di distanza

Wild And Alone è una ballata ispirata al Jersey club che esplora l’isolamento di amare una persona famosa: tutti la desiderano, ma pochi la conoscono davvero. Twigs offre una connessione autentica, distinguendo l’amore superficiale da quello silenzioso e reale, e immaginando una fuga condivisa lontano dai riflettori.

Il brano ha una storia lunga e dolorosa: iniziato dieci anni fa, era uno degli 85 demo trapelati online nell’ottobre 2023, dopo l’hackeraggio che aveva spinto twigs ad annunciare l’intenzione di smettere di pubblicare musica. Invece di abbandonarlo, lo ha reimmaginato completamente per Afterglow. Come raccontato in un’intervista a Rolling Stone, una volta finito ha pensato che PinkPantheress sarebbe stata perfetta sul pezzo.

La collaborazione ha debuttato dal vivo il 31 ottobre 2025, quando twigs ha raggiunto PinkPantheress al Monarch di Brooklyn durante la serie An Evening With…. La traccia è stata definita una “ruminazione Jersey club su una canzone che ha impiegato dieci anni per nascere”.

Curiosamente, alla vigilia del listening party di Seoul, twigs aveva postato su Instagram una didascalia in coreano traducibile come “una ragazza piuttosto prevedibile”. Poiché nel brano compaiono i versi “predictable girl”, molti avevano ipotizzato il titolo “Predictable Girl”. L’artista ha poi confermato ufficialmente “Wild And Alone” come settima traccia dell’album, con un post su Instagram ad Halloween 2025.

Tracce tra passato e presente

Tra gli altri brani citati emerge “Sushi”, inizialmente sospettato col titolo “Margarita”, presentato durante la leg europea del tour EUSEXUA e annunciato come parte di Afterglow allo stop di Amsterdam.

“STEREO BOY” affonda invece le radici nell’era MAGDALENE: era presente tra i leak di quel periodo ed è stato successivamente rielaborato per EUSEXUA Afterglow.

Una tracklist come racconto

In un’intervista a Rolling Stone, twigs ha spiegato che la tracklist di Afterglow è una vera e propria storyline. Il viaggio inizia all’uscita dal club dopo la festa (Love Crimes), e si chiude con brani meno estatici e più introspettivi. Dopo l’atmosfera ipnotica e trance di Lost all my friends, arriva STEREO BOY, più tagliente e aggressiva, come il momento in cui la lucidità ritorna e il post-sbornia emotivo inizia a farsi sentire.

Il fatto che STEREO BOY provenga dai leak di MAGDALENE suggerisce che, in origine, parlasse di una relazione fredda e distante. Riletta in Afterglow, può rappresentare un uomo incontrato nel club, una connessione intensa ma effimera che si dissolve all’alba, quando i due tornano estranei. Eppure, il verso “I changed the station, but the pain, it still remained” assume oggi un significato ulteriore: anche cambiando suono, progetto e fase della vita, il dolore persiste, come se alcune ferite attraversassero il tempo.

L’afterglow come stato emotivo

EUSEXUA Afterglow non è l’euforia della notte, ma ciò che resta quando le luci si spengono. È un album che parla di memoria, perdita, rielaborazione, e della scelta consapevole di tornare su materiale antico per dargli un nuovo senso. Twigs non cancella il passato: lo attraversa, lo riscrive, lo accetta. E in quell’istante sospeso tra fine e inizio, trova la sua verità più nitida.