venerdì 16 gennaio 2026

THAT’S SHOWBIZ BABY! (Deluxe): l’atto finale di JADE tra comunità, euforia e vulnerabilità

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L’edizione deluxe dell’album di debutto 2025 di JADE, THAT’S SHOWBIZ BABY!, nasce come un progetto pensato fin dall’inizio per andare oltre il concetto di semplice estensione. Durante il rollout dell’album standard, JADE aveva infatti confermato l’intenzione di lavorare a una deluxe con otto brani aggiuntivi, trattandola di fatto come un altro album, con l’obiettivo di pubblicarla entro la fine dell’anno.

Dalle anticipazioni alla conferma ufficiale

Il 7 marzo 2025 JADE ha pubblicato una **cover di “Frozen” di Madonna in esclusiva su Apple Music, rendendola poi disponibile su tutte le piattaforme il 6 giugno.
L’11 settembre, alla vigilia dell’uscita dell’album standard, è stata messa in vendita sullo store online dell’artista una card NFC dorata in edizione limitata, contenente l’album completo, immagini e video esclusivi e una demo inedita dal titolo Tar.

Il 19 novembre, l’account X/Twitter @cuetheculture ha diffuso voci su una presunta uscita della deluxe il 21 novembre (informazione poi rivelatasi falsa), insieme a una tracklist non ufficiale che includeva Frozen, Tar e sei brani nuovi, tra cui Church e Dreamcheater — quest’ultimo proveniente dalle session dell’album e trapelato online prima dell’uscita. La conferma è arrivata il 27 novembre, quando JADE ha annunciato ufficialmente la deluxe sui suoi social, fissando la data di pubblicazione al 5 dicembre.

Church: il gran finale di un’era

JADE racconta che Church è nata dopo aver recuperato brani esclusi dall’album standard e aver dedicato una nuova settimana di scrittura. Il risultato è una canzone divertente e irriverente, ma anche profondamente significativa. Per lei rappresenta la chiusura definitiva dell’era THAT’S SHOWBIZ BABY!: una sorta di gran finale, con un’energia quasi natalizia, ma soprattutto un messaggio di unione e famiglia scelta.

Scritta con Pablo Bowman e Sarah Hudson, figura fortemente legata alla comunità LGBTQIA+ di Los Angeles, Church è pensata come una lettera d’amore ai fan, in particolare a quelli LGBTQIA+. Il brano si apre con un ricordo d’infanzia — “When I was a little girl, that’s when I met the queen” — che richiama il primo incontro di JADE con la drag culture, guardando una drag queen a Benidorm. Con il procedere del testo, la canzone diventa una dichiarazione di alleanza, inclusione e sicurezza condivisa: uno spazio protetto creato insieme a chi ha accompagnato l’artista lungo tutto il percorso.

This Is What We Dance For: l’evasione necessaria

Scritto con Julia Michaels e Lostboy (produttore anche di Padam Padam di Kylie Minogue), This Is What We Dance For nasce da una riflessione molto chiara: in un mondo segnato da eventi duri e destabilizzanti, la musica pop diventa una forma di salvezza. Il brano celebra l’euforia della pista da ballo, quel momento in cui, al buio e con la musica a tutto volume, per una notte si può tornare a provare pura gioia.

Dreamcheater: sogno, ironia e ambiguità

Dreamcheater è un brano volutamente ambiguo, quasi onirico. Scritto con Jordan, Pablo Bowman e prodotto da Dave Hamelin (già dietro FUFN), gioca sull’idea di un tradimento avvenuto solo in sogno. Con ironia, JADE esplora il confine tra inconscio e realtà, sostenendo che ciò che accade nel sonno non dovrebbe contare. È una canzone leggera nel tono, ma concettualmente spiazzante, che trasforma l’insicurezza in humor disarmante.

Best You Could: perdono e memoria

Tra i brani più intimi c’è Best You Could, uno dei primi scritti per il progetto insieme al team Red Triangle, collaboratori di lunga data. È una canzone vulnerabile e sincera, dedicata al padre, al perdono e alla comprensione. Musicalmente richiama atmosfere alla Kate Bush o Enya, con un’impronta anni ’80 e la drammaticità delle power ballad, elementi che attraversano sia la versione standard che la deluxe dell’album.

Use Me: sensualità e industria

Use Me è uno dei brani che JADE ha sentito subito come speciali. Sensuale nel suono, il pezzo lavora su un doppio livello di lettura: da un lato il desiderio fisico, dall’altro l’esperienza di sentirsi usata dall’industria musicale. Il testo gioca su parole come “me, my voice, my lips, the hits”, sottolineando il confine sottile tra corpo, identità artistica e successo. In origine, JADE aveva in mente Kylie Minogue per il brano, una collaborazione che resta nella sua wishlist.

Frozen: un omaggio consapevole

La scelta di reinterpretare Frozen nasce dall’amore profondo di JADE per Madonna. È un brano che la riporta all’infanzia, quando ballava in salotto immaginandosi già una popstar. Per JADE, Madonna rappresenta l’empowerment femminile, la capacità di reinventarsi e resistere in un’industria che spesso penalizza le donne. L’esperienza dell’ultimo tour di Madonna l’ha lasciata profondamente ispirata, rafforzando il desiderio di rendere omaggio a un’icona che ha sempre spinto i confini del pop.

If My Heart Was A House: horror, club e trauma

Questo brano nasce da una visione molto chiara: se JADE non riesce a immaginare il videoclip di una canzone, non la include nell’album. If My Heart Was A House le ha evocato immediatamente Thirteen Ghosts, fondendo horror e camp. Pur non essendo partita da lei, la canzone è stata rielaborata insieme a Pablo Bowman per renderla più personale, aggiungendo un’estetica club che richiama Angel Of My Dreams. Il cuore della traccia è un avvertimento: lasciare entrare qualcuno significa esporlo a traumi e ferite irrisolte.

Tar: l’epilogo silenzioso

Tar occupa un ruolo unico nella deluxe. Minimalista nella produzione, è pensata come una traccia nascosta, che arriva dopo un lungo silenzio. Se Church è il finale travolgente, Tar è la chiusura sommessa dell’era. Il brano affronta il tema dell’impostor syndrome, raccontando la fatica di restare sempre “accesi” e performanti in un’industria che non concede pause. Dietro la sua apparente semplicità si nasconde un testo tragico e volutamente doloroso, pensato per lasciare un’eco lunga e inquieta.

Un’era che si chiude, un’identità che resta

La deluxe di THAT’S SHOWBIZ BABY! non è un’aggiunta accessoria, ma un vero capitolo conclusivo. JADE costruisce un arco narrativo che parte dall’euforia collettiva e arriva alla fragilità individuale, passando per comunità, amore, sesso, memoria e disillusione. È il ritratto di un’artista che sceglie il “more is more” non per eccesso, ma per necessità emotiva: perché ogni canzone, in questo progetto, è parte integrante di una storia che doveva essere raccontata fino in fondo.


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