Dopo il debutto alla regia con Child Star, Demi Lovato aveva dichiarato di
essersi “ri-innamorata della musica”. Quella promessa si è materializzata in It’s Not That Deep, nono album in studio, anticipato da una serie di video
sui social e da tre singoli che ne hanno tracciato la direzione sonora: Fast, Here All
Night e Kiss. Il risultato è un
progetto che vibra della stessa energia luminosa con cui Demi è tornata sulle
scene nel 2025.
In un momento
storico in cui il pop femminile sta vivendo una nuova stagione d’oro, Demi
decide di togliersi un peso,
scrollarsi di dosso l’ombra degli ultimi anni e abbracciare una dimensione più
leggera, ma tutt’altro che superficiale. Dopo dischi intensi come Holy Fvck o Dancing with the Devil, segnati da introspezione, dolore e
catarsi, It’s Not That Deep suona come
una dichiarazione di libertà: un invito a non prendersi troppo sul serio,
riconoscendo però che anche la leggerezza
può essere un atto di guarigione.
Musicalmente il
disco si muove tra pop-dance e un’attitudine giocosa che richiama l’energia dei
primi anni Duemila. “Un viaggio fluido di trentatré minuti pensato per
scacciare ogni inibizione”, ha scritto Melodic
Mag, riconoscendone la compattezza. The
Independent ha colto l’essenza del progetto: “C’è molto cuore umano che
pulsa sotto i bangers”. Perché, al di là dei ritornelli lucidi e scintillanti,
c’è una donna che ha imparato a convivere con le proprie cicatrici senza
lasciare che definiscano ogni nota. Rolling
Stone l’ha definito “una vittoria”, mentre per Slant Magazine è un lavoro che rinuncia consapevolmente alla
lirica confessionale, scegliendo una freschezza che comunica ciò che prima
pesava.
Ma dietro questa
svolta c’è un percorso personale che Demi stessa racconta con disarmante onestà.
«Ho questa tendenza a passare da un album all’altro restando nella mentalità
del progetto precedente. Uscendo da un tour rock pensavo: voglio continuare
così per sempre. Ma quando sono entrata in studio mi trovavo in un momento
bellissimo, ero felice, innamorata… e onestamente, ci sono solo un certo numero
di canzoni rock felici che puoi scrivere. Non mi rispecchiavano più.»
Demi ha provato a
tornare verso sonorità R&B e pop, ma senza trovare la scintilla giusta.
Fino a quando il suo produttore Zhone le ha fatto ascoltare, direttamente da un
Uber, la base di Frequency.
«Era qualcosa di completamente nuovo, così diverso. E ho pensato: “Aspetta,
questa cosa è davvero fottutamente divertente”.» Una rivelazione, più che un
cambio di rotta.
Da lì, l’album ha
cominciato a prendere forma naturale, rispecchiando la sua vita presente. «Sono
felice, e tutto ciò che scrivo è sempre lo specchio di dove mi trovo qui e
adesso.» Il titolo nasce da un verso di Kiss
e, per l’artista, riassume perfettamente il cuore del disco: un progetto che
non nasce dal dolore ma dalla voglia di guardare
avanti, di vivere nel presente senza rimanere intrappolata nei traumi
del passato.
It’s Not That Deep
non è un passo indietro, ma un respiro.
È il suono di chi ha imparato a ridere di sé, a non cercare sempre la catarsi,
a lasciare che la musica faccia semplicemente ciò che sa fare meglio: farci sentire vivi. Ironico, frizzante,
un po’ sfacciato… e, come recita il titolo, non così profondo. Ed è proprio
questo il suo punto di forza.

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